Numeri belli

Ci sono arrivato, come spesso accade, leggendo le ultime notizie sul sito di Internazionale. Che presenta un’infografica interattiva direttamente dal Guardian. Che ha voluto analizzare i possibili scenari post elettorali in Italia.
Il gioco (si fa per dire) è divertente e interessante e mi ha spinto a visitare gli autori: si tratta dello staff di Information is beautiful. Si entra in un mondo fatto di numeri che, come per magia, diventano avvincenti e belli.
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Italia in copertina

Internazionale ha pubblicato online una selezione delle proprie copertine dedicate all’Italia. Partendo dalle origini (1993) con un bel “Viva l’Italia” che ritrae in bianco e nero una anzianotta e vispa signora impellicciata con l’aria da arricchita che cammina con passo sprezzante fino ad arrivare al febbraio 2012 con un primo piano in bianco e nero di un Monti semi sorridente che sembra guardare al di là di una finestra. Sicuramente al di là del contingente. Il titolo questa volta è “Cento giorni di Monti”.

Un percorso lungo e accidentato, quello della nostra Italia dal ’93 ad oggi. Confesso che a me scorrere queste trenta copertine guardandomi in qualche misura allo specchio (e vedendo un po’ troppi volti di Berlusconi, e peggio ancora sue frasi prese dai quotidiani scandalizzati di tutto il mondo) ha fatto un po’ male…

Son giornate, queste, in cui val la pena riflettere, studiare, confrontarsi. E’ la volata finale prima del voto: è importante, per chi già non lo ha fatto, fermarsi a scorrere i programmi cercando di carpire quali siano i valori di fondo. Non tanto le promesse volatili e fugaci ma i valori di fondo. A tale proposito Massimo Gramellini, nel suo buongiorno di sabato 16, cita la blogger Cinzia Sciuto che mi permetto di citare a mia volta: Continua…

Res-pon-sà-bi-le

Dal latino: [respondere] rispondere, composto di [re] indietro e [spondere] promettere, più il suffisso [-bile] che indica facoltà, possibilità.

Parola complessa, di importanza capitale. Essere responsabile potrebbe essere un “assumiti le tue responsabilità!”, riferita al maschio farfallone e indeciso, alla giovane evasiva e frivola. Ma la connotazione originale parla chiaro, con una profondità tanto ulteriore.
La responsabilità è l’attitudine a rispondere. Non la sfacciataggine della battuta pronta, ma la capacità di rispondere reagendo alla situazione della vita in cui ci si trova. Non il vitalismo bruto da legge della giungla, ma l’inclinazione di tenore ieratico a fare la propria parte. Continua…

Good Bread

Piccolo capolavoro di Eddie Schmidt, “Good Bread” racconta della giornata lavorativa di Noe, un ragazzo che trova presso il forno delle Homeboy Industries di Los Angeles, la sua prima “occupazione legale” dopo la decisione di uscire da una gang e iniziare una nuova vita. L’eccellente fotografia, lo slow motion, il sapiente mix di musica, rumori, sguardi fanno – a mio avviso – di questo video un piccolo esempio di come un video con tematica sociale possa essere – e perché no? – una piacevole clip. Continua…

Before Photoshop

“The urge to modify camera images is as old as photography itself—only the methods have changed. Nearly every type of manipulation we now associate with digital photography was also part of the medium’s pre-digital repertoire…”

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La rappresentazione del tremore

Numerose sono state fino ad oggi le iniziative editoriali che hanno voluto raccontare il cosiddetto “terremoto dell’Emilia”. L’evento naturale, che ha prima scosso e poi segnato le vite di molti che come me vivono sui bordi del ‘cratere’, in realtà ha colpito gli abitanti di alcuni territori tra le province di Modena, Ferrara, Bologna, Reggio Emilia, Mantova, Verona. Ciascuno si sente o si è sentito almeno un po’ abbandonato, almeno ogni tanto (dallo Stato, dalla Regione, dai conoscenti di paesi o città confinanti ma non toccate, da parenti lontani che non possono comprendere, dai telegiornali che han raccontato l’urgenza e che non sono andati oltre, e così via); ma in tanti abbiamo anche avvertito la vicinanza di tanti che, per esempio con il proprio lavoro di cronista o di giornalista o di documentarista, han voluto esercitare la loro arte portando in giro il proprio racconto, la propria visione di questa impalpabile e suprema paura, di questa ferita lacerante con la quale però cominciamo a convivere come con qualcosa di…normale. Continua…

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